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Roy Lichtenstein - Girl Whit Ribbon, 1965
 

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ROMA, POP ART! 1956-1968

Curata da Walter Guadagnini, la mostra che si è svolta a Roma è una carrellata attraverso oltre 100 opere di una cinquantina di artisti che intende raccontare uno dei movimenti che hanno fatto la storia dell'arte e del costume della seconda metà del XX secolo, in ogni parte del mondo occidentale. Dipinti, sculture, collages, combine paintings, persino le bandiere tanto care alla tradizione americana, tutto è servito a questi artisti per narrare, interpretare, illustrare, esaltare, criticare la società dei consumi e delle comunicazioni di massa, i riti e i miti del loro tempo, che ogni giorno di più risulta essere l'anticipazione del nostro. Artisti americani e inglesi, francesi, italiani, tedeschi, spagnoli, superstar della scena artistica e delle aste contemporanee come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg; figure leggendarie come quelle di Ray Johnson, Richard Hamilton, Peter Blake; artisti celebri ai tempi e oggi caduti (spesso ingiustamente) nell'oblio, i centri come New York, Londra, Parigi, Roma, ma anche le "periferie" come Nizza, Valencia, Dusseldorf. La Pop Art è tutto questo e altro ancora, è Marilyn ripetuta infinite volte, sono Elvis Presley, i Beatles, i Rolling Stones, Brigitte Bardot e Virna Lisi, è il logo della Coca Cola o della Esso, ma è anche l'assassinio di JFK, è l'astronauta visto come incarnazione contemporanea del mito di Icaro; sono le pin up che ostentano il corpo e il suo erotismo, è il ritratto di Sal Mineo nudo lungo undici metri ma sono anche fisici frammentati, volti anonimi di quello che un celebre saggio del periodo definiva l'uomo a una dimensione. Tutto questo è la Pop Art.
Tutto sull'evento

COME FARE COMUNICAZIONE IN UNA PMI
(senza rimetterci l'osso del collo) di Enrica Orecchia

Segnaliamo un interessante articolo della Dott.ssa Enrica Orecchia che tratta del rapporto tra le PMI e il mondo della comunicazione. Le PMI in italia rappresentano il 95% delle imprese italiane e producono il 40% di PIL. Un fenomeno tutto italiano sul quale si poggia l'intera economia del paese. Spesso le Piccole e Medie Imprese hanno un cattivo rapporto con il mondo della comunicazione, questo per vari motivi, tra questi la carenza di partner seri e affidabili che non siano dei semplici venditori di servizi e la confusione che aleggia nelle imprese sui concetti comunicazione pubblicità. L'abbattimento di alcune barriere geografiche apportata dall'avvento di internet oggi obbliga le imprese ad aprire la porta alla comunicazione e "farsi conoscere". La Dott.ssa Orecchia elenca 7 consigli che possano aiutare le imprese a fare comunicazione senza "rompersi l'osso del collo", l'articolo è apparso sul sito Comunitazione.it e ne consigliamo la lettura.
Leggi l'articolo completo sul sito Comunitazione.it

DAVID OGILVY E LE PROMESSE DA MANTENERE

David Ogilvy è stato probabilmente il più celebre pubblicitario della storia, spesso è stato definito "il padre della pubblicità", mentre nel 1975 il Time lo definì "Il più conteso mago dell'industria pubblicitaria". Celebre per le sue campagne come quella per la Rolls Royce "A sessanta miglia all'ora, il rumore più forte in questa Rolls Royce viene dall'orologio elettrico". Tra i suoi tanti insegnamenti ricordiamo il concetto di una pubblicità basata sui fatti e sulle promesse, ovviamente da mantenere.

Quel che si dice è molto più importante di come lo si dice. Duecento anni fa il dottor Johnson, disse: «Promettete! Una grande promessa è l'anima di un annuncio pubblicitario». Quando vendette all'asta i beni della fabbrica di birra Anchor, promise: «Non siamo qui per vendere tini e bollitori, bensì la possibilità di diventare più ricchi di quanto sogni perfino l'essere più avaro».

Non scrivete mai un annuncio che vi vergognereste di mostrare alla vostra famiglia. Quando si pubblicizzano prodotti di buona qualità è sufficiente essere onesti. Se invece siete convinti che il prodotto non sia buono, fareste meglio a non curarne la pubblicità aziendale. Se un'agenzia racconta frottole o fa troppo la furba, fa un pessimo servizio al cliente, accresce il carico delle colpe che deve sopportare e attizza il fuoco del risentimento generale contro la pubblicità.